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Belle fuori e “dentro”. I trucchi delle detenute per sopravvivere al carcere

Essere donne in carcere, curare i luoghi, personalizzare e umanizzare uno spazio deprivante. In un libro utile a tutti, i rimedi delle detenute di Rebibbia per “ritrovare e rassicurare” la propria femminilità

 

ROMA – “Abbiamo deciso di scrivere questo libro non solo per raccontare cosa significa essere donne in carcere, ma anche perché volevamo parlare di donne, tramandare i loro stratagemmi. Quelli ci aiutano a vivere qui dentro”. Sono le parole con cui le detenute della Casa Circondariale femminile di Rebibbia, raccontano, in un video di presentazione, il piccolo, agile e leggero manuale dal titolo “Ricci, limoni e caffettiere. Piccoli stratagemmi di una vita ristretta” (Edizioni dell’Asino 2013, pagine 86, euro 8). Il testo raccoglie testimonianze di detenute provenienti da diversi paesi, ognuna ha raccontato la propria storia e confidato il proprio rimedio “per sopperire a ciò che il carcere non contempla, ma che sovente determina il proprio sentirsi donna”. Dalla cucina alla salute, dai giochi alla poesia, piccole astuzie necessarie per salvare la mente e condividere col cuore, un universo di piccole e grandi soluzioni che si tramandano da madre a figlia, da nonna a nipote, ingegnosi miscugli per “ritrovare e rassicurare” la propria femminilità, creativi espedienti per arredare strutture e riciclare abitudini.

 

 

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