Chi siamo

Sigillo è la prima agenzia nazionale di coordinamento dell’imprenditorialità delle donne detenute, e  nuovo modello di economia sostenibile.

Sigillo è il marchio del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) con cui si certificano la qualità e l’eticità dei prodotti realizzati all’interno delle sezioni femminili di alcuni dei più affollati penitenziari italiani. A gestirlo una vera e propria agenzia dedicata, che ne cura  le strategie di prodotto, comunicazione e posizionamento sul mercato in una vera e propria logica di brand: una novità assoluta per progetti di intervento sociale da parte di un dicastero.

“Se davvero vogliamo creare occupazione, quindi riabilitazione, per le donne detenute, dobbiamo fornire nuovi strumenti professionali alle imprese sociali – spiega Luisa Della Morte, direttore dell’agenzia Sigillo – affinché siano in grado di consolidarsi e crescere sul mercato. Per fare questo, però, bisogna abbandonare le logiche assistenzialistiche ed essere innovativi nelle proposte individuando forme di dialogo tra profit e non profit”.

Cinque le cooperative sociali che hanno firmato questo progetto e che si sono distinte per capacità imprenditoriali nel corso degli ultimi anni:

- la coop. soc. Alice, capofila, attiva  nei carceri di S. Vittore e Bollate affiancata dalla coop. soc. Camelot
– la coop. soc. Uno di Due titolare del brand Papili Factory, operante nell’ex carcere di Vallette, ora Lorusso – Cotugno di Torino
– la coop. soc. Officina Creativa e 2nd Chance artefici del successo del marchio Made in Carcere e operanti negli istituti penitenziari pugliesi di Lecce e Trani.

Accanto a loro anche l’esperienza manageriale del Consorzio Sir di Milano e il supporto di due partner di eccezione: Banca Prossima e l’Università Bocconi di Milano.

Ci sono voluti più di tre anni e mezzo di ricerche e profonda conoscenza dell’effettivo stato dell’arte degli istituti penitenziari e delle sezioni femminili per portare a termine questo complesso progetto. A oggi le donne detenute nel nostro Paese sono 2.847 (dati al 31 marzo 2013 fonte www.giustizia.it); più della metà di loro sa cucire  e solo il 5% può contare su vere e proprie opportunità lavorative offerte da aziende e imprese sociali. Un dato che illustra in  maniera evidente il disagio ancora oggi vissuto dalle donne all’interno di un’istituzione, quella carceraria, nata dagli uomini per gli uomini.

Da qui la nascita di un marchio di genere “Il nostro primo obiettivo rimane l’incremento dell’offerta occupazionale per le donne detenute negli istituti penitenziari italiani così che possano avviare quei  percorsi di riabilitazione attraverso il lavoro che, lo dicono i dati, sono in grado di limitare al 10% il rischio di recidiva – continua Luisa Della Morte – Purtroppo, però, le logiche di mercato e la rinnovata cultura sociale richiedono uno sforzo aggiuntivo. Occorre sperimentare nuove forme di armonizzazione e coordinamento delle esperienze presenti ed essere capaci di farle diventare azioni di un piano strategico di intervento comune. Bisogna, poi, promuovere un modo di porsi, un linguaggio imprenditoriale, un modello di impresa sociale.”

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